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La preghiera islamica
Istruzione

La preghiera islamica

La preghiera islamica canonica è chiamata ṣalāh e rappresenta uno dei cinque pilastri dell’Islam. È un atto che prevede un coinvolgimento mentale, fisico e spirituale del fedele musulmano, con lo scopo di creare una comunicazione con Dio, chiamato Allah.

Si distinguono la preghiera obbligatoria, che si pratica 5 volte al giorno, e quella volontaria, che esegui quando hai la necessità. Non è necessario recarsi alla moschea e il fedele ha la possibilità di pregare in qualsiasi luogo pulito, meglio se isolato dalle distrazioni.

Le cinque preghiere obbligatorie o canoniche sono:

  • ṣalāt al-fajr: la mattina, prima dell’alba
  • ṣalāt al-ẓuhr: a mezzogiorno o dopo che il sole ha oltrepassato il suo apice
  • ṣalāt al-‘aṣr: al pomeriggio
  • ṣalāt al-maġrib: subito dopo il tramonto
  • ṣalāt al-‘ishā‘: tra il tramonto e la mezzanotte.

La preghiera canonica scandisce la vita quotidiana dei musulmani e dei non-musulmani poiché all’ora precisa avviene il richiamo alla moschea, un salmodiare che risuona per le strade della città.

La preghiera del venerdì detta ṣalāt al-jumu’ah sostituisce la ṣalāt al-ẓuhr e consiste nella recitazione di un sermone (ḫuṭbah), a cui seguono due raka’āt.

Le raka’āt sono i cicli di ripetizione di alcuni gesti, movimenti e posture. Le ripetizioni vanno da due a quattro cicli.

Etimologia

Il termine ṣalāh significa “preghiera, supplica, invocazione, benedizione (di Dio), voto (a qualcuno)” e viene dal verbo salw (terza radicale debole, prima forma) che significa “fare la preghiera canonica, pregare”. Il sostantivo ṣalāh è presente 85 volte nel Corano, con altre 15 derivati della stessa radice trillitera (ṣ-l-w).

Condizioni

È possibile che la tua ṣalāh non sia valida (secondo il punto di vista maggiormente riconosciuto) se non segui una serie di condizioni. Perciò, per pregare nel modo corretto, devi:

  • pregare al tempo prestabilito (vedi sopra);
  • rivolgere il tuo corpo verso la Ka’ba, un edificio dalla forma cubica che si trova al centro della moschea più importante e sacra per i musulmani, la Majid al-Ḥarām (Mecca, Arabia Saudita), considerata la casa di Dio. Questa postura non è necessaria per i malati o anziani.
  • praticare un rituale chiamato wuḍūʼ che prevede il lavaggio delle mani, la bocca, il naso, il viso, le braccia (dal polso al gomito), la testa dalle sopracciglia all’attaccatura dei capelli, poi strofinare le orecchie dentro e fuori, infine lavare anche i piedi. In questo modo purifichi il corpo e raggiungi uno stato di ṭahāra, ovvero purificazione;
  • avere l’intenzione (o niyyah; vedi sotto) nel cuore;
  • essere sano di mente e maggiorenne;
  • coprire le parti intime;
  • evitare di parlare con altre persone o ridere, come anche disturbare gli altri fedeli che pregano.
  • infine, alle donne è vietato pregare durante il ciclo mestruale e per un periodo di 40 giorni, in seguito a una gravidanza.

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Immagine della Ka’ba circondata dai fedeli musulmani in preghiera

Le posizioni e le formule

La preghiera inizia in posizione eretta, detta Qiyām.

L’intenzione o niyyah è ciò che contraddistingue una vera preghiera. Il fedele musulmano deve possedere la niyyah prima di cominciare qualsiasi preghiera o il pellegrinaggio alla Mecca.

La preghiera comincia recitando il takbīr, cioè Allahu akbar, che significa Dio è il più grande, portando le mani in alto, con i palmi aperti e rivolte in avanti. Dopodiché, rimanendo in piedi, si incrociano le mani sul ventre e si recita il capitolo (o Sūrah) iniziale del Corano, ovvero al-Fātiḥa (l’aprente). Questa sūrah è recitata a ogni rak’ah a cui si aggiungono almeno tre versetti, chiamati  āyāt, che appartengono un’altro capitolo del Corano, quindi di un’altra sūrah.

Successivamente il fedele si inchina, pronunciando nuovamente Allahu akbar, tenendo le gambe dritte e posizionando le mani sulle ginocchia. Questa posizione è conosciuta come ruku’, durante la quale si ripete tre volte la frase seguente:

Gloria a Dio, il Magnifico

Traslitterazione: Subḥāna rabbīya l-ʿaẓīm

Il fedele si rialza dicendo:

Dio ascolta chi lo prega

Traslitterazione: Samiʿa-llāhu li-man ḥamidah

Dopo qualche secondo di qiyam, il fedele recita allahu akbar.

Il sujūd prevede una posizione inginocchiata con la fronte, il naso, i palmi delle mani che toccano terra. Il fedele recita:

Gloria a te mio Signore, il più alto.

Traslitterazione: Subḥāna rabbīya l-ʿaala

Ci si mette quindi a sedere sui talloni, si resta in questa posizione per un attimo, recitando la frase Allahu akbar, ci si inginocchia un’altra volta e si ripete il sujūd.

Dopodiché il fedele si rialza per un breve momento e si prostra nuovamente. Si solleva per la seconda volta e recita Allahu akbar. Se il sujūd è la seconda o ultima unità il fedele si siede per il tašahhud, altrimenti si alza in piedi in posizione eretta e si ricomincia da capo, tuttavia si accompagna la sūrat al-Fātiḥa con una sūrah diversa da quella utilizzata prima.

Il tašahhud, prevede la šahādah o testimonianza di fede, l’invocazione della pace e della benedizione del Profeta Muḥammad. Il fedele è seduto con le gambe piegate sotto il corpo.

Il fedele termina la preghiera con il taslīm, pronunciandolo prima a destra e poi a sinistra, muovendo la testa. Dice:

La pace e la misericordia di Dio.

Traslitterazione: as-salāmu ʿalaykum wa raḥmatu llāh

Per leggere l’articolo in arabo clicca qui.

Di seguito alcuni video che riteniamo importanti per una spiegazione visiva, e perciò completa e non solo teorica, dell’argomento. I video sono completamente in arabo e si trovano in ordine di facilità e durata. L’ultimo video, ovvero il più difficile e lungo tra questi, è adatto a un livello intermedio.

Il primo video spiega come eseguire il rituale wuḍūʼ, fondamentale prima di iniziare la preghiera.

Il secondo video illustra la preghiera del mattino, fase per fase. Costituisce un esempio pratico di ciò che abbiamo spiegato nel paragrafo Le posizioni e le formule.

Il terzo video, un po’ più lungo rispetto agli altri, è una spiegazione estremamente dettagliata delle posizioni da eseguire durante la preghiera.

Giorgia Melis, Abir Shili

Fonti:

Alessandro Bausani, Islam, Garzanti, 1980

https://www.islambasics.com/

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