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perché studio l'arabo
Letteratura

“Perché studio l’arabo?” di Claudia Raudha Tröbinger

Perché studi l’arabo? Quanti di voi sono stati colti forse impreparati da una domanda apparentemente banale? A me succede ogni volta che incontro un estraneo e quest’ultimo mi chiede a proposito dei miei studi, del mio lavoro o dei miei interessi. “Perché studio l’arabo?” risponde proprio a questa domanda,

Perché studio l’arabo?” è il terzo libro bilingue italiano – arabo scritto da Claudia Raudha Tröbinger, artista contemporanea formatasi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Come? Cosa c’entra l’arte con l’arabo? Come afferma lei stessa “[…] nella calligrafia araba la pittura e la scrittura si uniscono”. Niente di più vero. Questa è solo una delle ottantanove risposte che la nostra Claudia è riuscita a dare alla fatidica domanda. Perché la chiamo Claudia in modo così affettuoso? Tutto nasce dal suo libro.

“Perché studio l’arabo?” è diviso in tre parti: Dediche; Poesie, proverbi e citazioni; Risposte. Le prime due parti fanno da cornice all’ultima parte, che costituisce l’obiettivo dell’intero testo (e qua il riferimento a Le mille e una notte o Kalila wa Dimna è d’obbligo[1]). Tutto ciò è preceduto da un’introduzione, in cui spiega, a un certo punto, perché il libro è organizzato in questo modo, e anche perché il testo è presentato con il formato di un calendario, dove il testo italiano è affiancato dal testo in arabo.

“Perché studio l’arabo?”, come avrete già capito, è un testo molto speciale. Claudia, sfrutta le parti in cui è diviso il testo non solo per ringraziare i propri cari, per indicarci le migliori poesie, proverbi e citazioni di famosi autori, anonimi e passanti, o per rispondere alla domanda più comune che un’arabista può sentirsi fare. Infatti, sfrutta tutto il testo per raccontarci la sua vita, ma non è un autobiografia. Il sapiente uso che fa delle parole le permette di creare una sorta di monologo, che spesso si fonde con i tuoi stessi pensieri. Altre volte invece ti stupisce, perché delle brevi frasi, apparentemente semplici, celano un significato profondo e rimani a fissare quelle parole finché non riesci a farle tue.

“Perché studio arabo?” è un testo che arricchisce, che spiega non solo le motivazioni principali dell’autrice, che sono tante, ma anche certe questioni riguardanti il contesto arabo-musulmano, con parole per niente accademiche. La chiamo Claudia perché sembra di ascoltare un’amica mentre bevo una tazza di tè caldo in un momento di relax. Quando il suo pensiero si fonde con il tuo invece sembra di leggere delle parole che forse non hai mai detto o mai pensato, ma che stavano proprio lì, dentro di te, in attesa che qualcosa, o qualcuno, ti aiutasse ad esprimerle.

La prima stesura del libro è avvenuta nel 2007. Rispondere alla domanda “Perché studio arabo?” non è affatto facile, ci vuole tempo e ricerca interiore. Ci vuole coraggio, ci vuole pazienza, ci vuole passione. E la nostra Claudia è decisamente riuscita in questa impresa.

[1] Le mille e una notte è uno dei primi esempi di cornice narrativa, ovvero un testo all’interno del quale l’autore si inserisce, creando un racconto dentro al racconto. L’espediente letterario della cornice narrativa nasce nella letteratura indiana dalla raccolta di favole chiamata Pancatantra, scritta in Sanscrito. Il primo capitolo è dedicato a Kalila wa Dimna, la storia di due sciacalli, i cui nomi sono stati arabizzati in Kalila e Dimna, che cercano di rompere l’amicizia tra un toro e un leone.

Per leggere la recensione del libro “Perché studio l’arabo?” clicca qui .

Giorgia Melis, Abir Shili

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